domenica 23 settembre 2012

bianco

Che l'estate era ormai alle porte te ne accorgevi da molto prima. 
Da quando la maglietta di lana a mezze maniche(che ti aveva torturato con il suo lento costante pizzicorio per tutto l'inverno) veniva rimpiazzata dalla canottiera, bianca a canaletto, fresca. 
Un refrigerio per la pelle ed un balsamo per l'anima.
Il cappotto, il giubbino, l'impermeabile passavano la mano alla maglietta,quella leggera, " 'A mattina è ancora frischett!'." 
I sensi che erano rimasti come sospesi per tutto l'inverno ,richiamati all'appello solo nelle giornate di buon tempo o i quando i compiti nn erano tanti da costringerti a passare tutta la giornata in casa, erano vigili ed attenti, tesi, pronti a percepire anche la più piccola variazione , per poter finalmente esplodere . 
L'attesa dell'estate era quasi meglio dell'estate stessa.
La mattina ti svegliavi che il sole era già bello alto in cielo ed indossavi il tuo grembiule. Ultimo controllo : "U tien' u fazzulett' 'nda sacc' ru mandisin'?" e ti avvivai a scuola, a piedi. Per strada ti facevano compagnia i profumi ritrovati,l'odore della pineta che si scrollava di dosso la rugiada e la resina ,risvegliata ,ti regalava quel prurito che ti potevi togliere solo strofinandoti il naso col dorso della mano. 
Camminavi leggero, senza peso, senza cartella perchè la maestra, anima buona, aveva detto "Visto che la scuola è quasi finita, portate solo i quaderni".
Ogni cosa pareva più lucente, più brillante come se, piano piano, anche la natura stesse preparandosi per le prove generali , strofinando ogni foglia, lavando via il grigore invernale. 
Le ore della scuola scorrevano lente lente, tra un ripasso ed un' ultima interrogazione...tra uno sbuffo ed un'occhiatina fugace fuori che "nn sia mai che si mette a piovere proprio mò!"La campanella.. tutti fuori, a correre a casa, col fiocco di traverso sul collo, quasi quasi volesse scappare più veloce di te.
Tutto il mondo , o quello che ai tuoi occhi pareva essere tutto il mondo, era investito da questa frenesia, da un'elettricità sotto pelle.Le persiane venivano smontate , lavate e riverniciate,la casa veniva messa sottosopra... si facevano le grandi pulizie, si tirava fuori" Lo Spic e Span" in polvere, quello nella scatola di cartone , l'ammoniaca per i vetri... "Ma stai semp' ammiezz!" era il ritornello costante, quando, in verità a te sembrava di stare sempre allo stesso posto, erano i grandi semmai che roteavano come trottole impazzite.... Allora te ne uscivi ed andavi sulla spiaggia;anche lì era tutto un fermento. 
Il friccicorio del naso ti portava verso le barche tirate in secco dove, accanto ai pescatori che rammendavano le reti, c'erano quelli che le stavano sverniciando con il cannello.... la fiamma che bruciava la pittura vecchia svelando l'anima di legno della barca, lasciando riccioli di vernice molle che appestavano tutta l 'aria. 
Il cannello bisognava saperlo usare sennò bruciavi il legno sotto e il servizio nn veniva bene,eppoi bisognava scartavetrare....un processo lungo e faticoso. 
Guardavi ed intanto sentivi i discorsi dei grandi .." La barca nn l'ha ancora tirata a terra" "Mah chissà se regge un altro anno .. " "Domani dobbiamo dare una mano a Caio che 'a varca 'st ancora affunnat'""Sta ancora tutta 'mpurpat' d'acqua.. chissà si arriva 'a s'a assciuttà"". 
Anche quella era un'arte , affondare la barca, di proposito, affinchè il legno si gonfiasse al punto giusto, per poi farla asciugare per il tempo necessario ed in fine,ripittarla. 
Sbagliare uno solo di questi passaggi era compromettere la barca stessa e,cosa peggiore, incorrere nella disapprovazione degli altri pescatori . 
Tutti avevano qualcosa da fare o da ritoccare e tu volevi essere parte di quel lavorio, così ti offrivi per piccoli servizi, andare a prendere un altro barattolo di vernice, comprare la carta vetrata "chella fina fina",finchè veniva l'imbrunire e ti ritiravi, contento.
Se poi a casa ti aspettava un "paccarone" perchè eri sparito senza avvertire, pazienza.

Nessun commento:

Posta un commento